Impara a prendere decisioni eccellenti nella tua vita personale e professionale
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“Si può volere solo dal Centro”

settembre 27, 2015

“Potrebbero volerci anni per convincerti a cambiare, e poi potrebbero volerci anni per agire di conseguenza. Spero solo ti rimanga il tempo sufficiente” John Michael Abelar

Nei precedenti articoli ho accennato alla necessità di diffondere idee, distinzioni e strumenti in grado di rendere disponibile – per coloro che vogliono funzionare “ad un livello superiore” – un nuovo paradigma di vita, in grado di chiarire meglio alcune possibilità per vivere al meglio nel contesto in cui ci troviamo oggi.

Qualche tempo fa, nel Giugno del 2015, ero uno dei relatori (presenter) a Feeding The Soul, il primo congresso internazionale sul transpersonale (la parte della psicologia e della formazione che si occupa dello studio del “potenziale umano” e del “potenziale spirituale”) organizzato dall’Integral Transpersonal Institute in collaborazione con l’European Transpersonal Association. In quell’occasione si è parlato dell’urgenza di lavorare per trasmettere strumenti pratici e chiari relativi all’evoluzione della coscienza.

Voglio dirtelo senza mezzi termini: Per gestire il futuro che ci sta aspettando, e che sarà dominato dall’ “iper-complessità”, l’unica via è quella di funzionare in un modo differente, più evoluto, usando tutte quelle risorse che non abbiamo mai tirato fuori.   È all’interno di questo contesto che occorre ed è necessario identificare quelle idee, distinzioni e strumenti che ci consentono di funzionare ad un livello superiore. Occorre un accesso concreto e pratico al reame della Trasformazione e dell’Evoluzione personale.

Non possiamo più fare dell’intellettualismo fine a se stesso; non possiamo più concederci il lusso di perderci in chiacchiere vuote e senza senso. Nel mondo in cui viviamo, le informazioni si moltiplicano giorno dopo giorno, e in settori come quello dello sviluppo personale circolano una serie di ‘storie’ e ‘mitologie’ non sempre vere.

Le informazioni sul reame della trasformazione, oggi, devono andare dritte alla questione e – possibilmente – cercare di avere sempre un risvolto pratico, producendo un cambiamento effettivo nella vita di tutti i giorni.   Cosa c’entra tutto questo con le Decisioni? Come ho avuto modo di dire, dal mio punto di vista l’essenza della trasformazione personale si manifesta e si esprime nel fatto che siamo in grado di prendere decisioni diverse. Non sonno le chiacchiere che dimostrano il nostro livello evoluto, ma la nostra capacità di influenzare effettivamente il mondo attraverso delle azioni concrete. E ogni azione, per definizione, dipende da una decisione.

Alla base del Modello Decisionale Ontologico – il modello decisionale di cui parlo nel libro Decidere dall’Essere – c’è l’idea di imparare a prendere decisioni di qualità. All’interno di questo modello, per decisioni di qualità intendiamo qualcosa di molto semplice:

“Per decisioni di qualità intendiamo quelle decisioni che migliorano positivamente sia noi stessi, che il sistema più grande di cui siamo parte”

Quest’ultimo aspetto è fondamentale perché le migliori decisioni della nostra vita, le abbiamo prese non tanto in reazione ad una mancanza, ma in relazione a qualcosa che “ci include e ci trascende”: l’appartenenza ad un compito più grande, di cui ci sentiamo portavoce.   Facciamo ancora un passo. La premessa per lavorare in profondità a questo livello, sul livello delle decisioni, è quello di lavorare sul nostro modo di essere. Ecco perché uso la parola “ontologico”.

In filosofia, quando si parla di “ontologico”, ci si riferisce all’indagine sull’essenza di un “ente”, e spesso si sfocia nella metafisica (“qual è l’essenza di una pianta?”, “che cos’è un uomo?”, “cos’è l’amore?”, “quali sono i principi della realtà?”) e nelle discussioni attorno all’esistenza di Dio. Ma in questo libro, non parliamo di ontologia in questo senso. Il senso in cui uso questa parola è analogo a quello usato dallo psichiatra scozzese Ronald D. Laing, che usava la parola “ontologico” come sinonimo di “essere”.

Anche se tu non dovessi mai acquistare né leggere questo libro – e ti assicuro che ho cercato di sintetizzare un percorso durato 6 anni, e migliaia di euro spesi in formazione – vorrei che ti ricordassi soltanto di una semplice idea. Questa, da sola, farebbe la differenza.

L’idea che ogni decisione e scelta che prendi, trova il suo fondamento nel tuo modo di essere.

Tu sei l’unico responsabile del tuo modo di essere, poiché nessuno può influenzarlo quanto te, e devi assumerti l’impegno di gestire chi sei. Ho deciso di chiamare il mio libro Decidere dall’Essere proprio partendo da questa idea: è il tuo “livello d’essere”, lo “stato di coscienza” in cui ti trovi in un certo istante temporale, che determina ciò che vedi come “possibile” e ciò che sei in grado di “fare”.

Non è qualcosa che ho inventato io. Tutte le tradizioni spirituali antiche – e i recentissimi studi della psicologia transpersonale – puntano il dito in questa direzione. Lo hanno detto davvero in molti: a volte con termini complicati, altre volte in modi più semplici. In tutti i casi si tratta di “forme”, e ciò che ci deve interessare davvero è il fatto energetico sottostante una forma. La verità che sottostà al linguaggio…

Detto questo, la forma che personalmente preferisco si trova in un’affermazione del dottor Maurice Nicoll, uno psicologo straordinario, l’unico ad essere stato sia allievo di Carl Jung che di George Gurdjieff. Un giorno, durante una lezione ai suoi studenti, disse qualcosa di estremamente interessante. Una frase così significativa che abbiamo convinto il grafico della casa editrice del libro a rappresentarla tramite un’immagine. Ti suggerisco di cliccare col tasto destro sopra l’immagine, e di salvarla sul tuo pc.

Nicoll

L’intero modello decisionale a cui ti sto introducendo, parte dall’idea che ogni decisione umana è una funzione (cioè dipende da) del livello d’essere ‘sottostante’. Si tratta di una verità condivisa dalla Quarta Via, dalla Psicosintesi e alla PNL.

Qualche anno fa partecipai ad un seminario con Richard Bandler, il co-fondatore della PNL. In quell’occasione, parlando di decisioni, disse – nel suo stile “americano” – qualcosa che è difficile dimenticare.

“Shit in state, shit in decisions…!”

Letteralmente, la traduzione è “Stato di *****, decisioni di *****!”.

[NOTA: per i ‘deboli di cuore’, è giusto sapere che nel mondo della PNL – e della formazione americana in generale – questo tipo di linguaggio è usato spesso. Addirittura molti formatori – come Tony Robbins – pensano inserire qualche parolaccia o “parola forte”, di tanto in tanto, sia anche molto utile: poiché stimola la nostra parte emozionale, e resta maggiormente impresso nell’inconscio. Per quanto mi riguarda, non sono affatto un seguace di questo modo di usare il linguaggio, anche perché – nella maggior parte dei casi – è solo “atteggiamento esteriore”. Al tempo stesso mi rendo conto che in effetti può avere la sua utilità, in particolari contesti]

Secondo la teoria della PNL, essere nello stato giusto prima di prendere qualsiasi decisione, è essenziale. L’energia, la qualità e l’impatto potenziale di una decisione dipende direttamente dallo “stato”, e per stato qui intendiamo l’insieme delle dinamiche mente-corpo-emozioni.

In Psicosintesi, similmente, si parla di “centratura” e di “allineamento interiore”; di imparare ad allinearsi al proprio Centro, e prendere decisioni partendo da quel luogo.

Roberto Assagioli, il padre della Psicosintesi, una volta ha scritto:

“Si può volere solo dal Centro”

Sia l’affermazione di Bandler che quella di Assagioli, presuppongono che la dimensione dell’Essere è ‘sottostante’ o ‘precedente’ rispetto alle decisioni. Queste ed altre discipline, che indagano la struttura del potenziale umano, ci dicono che le decisioni che prendiamo dipendono dal nostro modo di essere.

In base a quanto siamo vicini o lontani rispetto al Centro o all’Essere, inoltre, le decisioni possono dividersi qualitativamente in decisioni reattive e decisioni intenzionali…

Te ne parlerò ancora prossimamente…

Mauro Ventola

NB: se non lo hai ancora fatto, scarica il Report sulle decisioni che ho preparato, e che puoi scaricare GRATIS inserendo nome ed email nel box alla tua destra. 

Essere nel mondo ma non del mondo

luglio 16, 2015

“Una percentuale considerevole della gente che incontriamo per la strada è vuota dentro, cioè, in realtà è già morta. È una fortuna per noi che non lo vediamo e non lo sappiamo. Se sapessimo quante di queste persone sono in realtà morte e quante di queste persone morte governano le nostre vite, impazziremmo dall’orrore.”

 George I. Gurdjieff

In questi giorni mi trovo a Bologna, e ho avuto modo di riflettere in modo più approfondito sui temi principali di cui parlo nel libro.

Se hai letto Decidere dall’Essere, saprai che uno dei pensatori che maggiormente ha influenzato la mia vita e la mia evoluzione personale è stato il mistico e filosofo armeno George Ivanovich Gurdjieff. Della vita di questo signore armeno, giunto in Occidente agli inizi del Novecento, non abbiamo molte notizie certe.

Sappiamo che nei primi anni del Novecento giunse in Russia portando con sé un grande messaggio per l’uomo occidentale. Questo messaggio influenzò alcune delle più grandi correnti della psicologia del Novecento, e per molti pensatori fu sconvolgente ascoltarlo.

Di che messaggio si tratta?

Secondo Gurdjieff, l’uomo ordinario non è affatto cosciente come pensa di essere. In realtà, vive come un sonnambulo, come una vera e propria “macchina” priva di una reale volontà e innescata da una serie di stimoli esterni.

“Essere coscienti”, “essere vivi”, “essere presenti” non è affatto una condizione di fatto, ma una possibilità. Ed è una possibilità che emerge solo per quei pochi (il “cerchio interno” dell’umanità) in grado di guardare con onestà alla propria realtà interiore, e cominciare a dissolvere una serie di illusioni.

In particolare ci sono tre grandi illusioni nelle quali, secondo Gurdjieff, l’uomo ordinario cade costantemente. Possiamo riassumerle così:

  1. L’illusione di essere coscienti. In realtà, la maggior parte degli uomini vive “dormendo”, e una delle caratteristiche del nostro sonno è che non riusciamo mai a prendere decisioni consciamente. Nel sonno siamo costantemente influenzati da stimoli accidentali, che provengono dall’esterno e che innescano risposte interne quasi prevedibili – se ci siamo osservati con abbastanza attenzione. Nello stato di sonno, in altre parole, decidiamo “in reazione” e non “in relazione” a ciò che vogliamo.
  2. L’illusione di essere uno. In realtà l’uomo, nella sua condizione ordinaria di sonno, è un essere “molteplice”. Secondo Gurdjieff l’illusione di essere uno deriva dal fatto che abbiamo un solo nome, che generalmente non cambia, e dal fatto che siamo identificati ad una serie di abitudini meccaniche che l’educazione ha instillato in noi.
  3. L’illusione di avere una volontà. A causa del suo sonno e della sua molteplicità interiore, l’uomo ordinario non ha una vera e propria volontà cosciente. Le sue azioni sono caotiche e frammentarie. Non si ha un vero e proprio “senso di direzione”, ma si vive andando a tentoni, frammentandosi in diverse direzioni di vita.

Queste tre illusioni sono alla base della condizione in cui vive l’uomo ordinario, e sono ciò che Gurdjieff intende quando definisce l’uomo come “una macchina”.

Il suo sistema di evoluzione e trasformazione, che è stato chiamato dai suoi allievi “La Quarta Via”, voleva porsi proprio come una via per uscire da questa condizione di schiavitù interiore. Perché Quarta Via?  Per Gurdjieff nella storia dell’umanità erano rintracciabili tre vie principali di evoluzione ed espansione della coscienza:

  1. La via del fachiro: evolvere e trasformarsi lavorando sul corpo
  2. La via del monaco: evolvere e trasformarsi lavorando sulle emozioni
  3. La via dello yogi: evolvere e trasformarsi lavorando sull’intelletto e la mente

Queste tre vie, tuttavia, erano adatte a tempi più antichi e non potevano costituire una risposta reale per l’uomo occidentale. Il motivo è che, dal suo punto di vista, queste tre vie ordinarie portano con sé due ordini di problemi:

  1. Il primo problema è la parzialità. Si tratta di vie che tendono a sviluppare solo uno dei tre centri di cui è fatto l’uomo (mente, corpo, emozioni), e che quindi richiedono molto tempo.
  1. Il secondo è quello della impraticabilità. Per essere seguite, le prime tre vie richiedono alla persona che vuole seguirle di rinunciare alla sua vita ordinaria e di dedicarsi totalmente al percorso spirituale.

L’intento della “Quarta Via” era molto semplice: fornire all’uomo occidentale un percorso o una ‘mappa’ di evoluzione che fosse praticabile anche nella vita ordinaria.

È in questo senso che l’antico detto “essere nel mondo ma non del mondo” veniva ripreso da Gurdjieff e i suoi allievi.

Una mia profonda convinzione è che il messaggio di Gurdjieff sia stato importantissimo, anche se non ancora compreso del tutto – nella sua vera portata e profondità– dalla cultura attuale. In uno dei miei ultimi libri, PNL Generativa, ho cercato di mostrare come le idee di quest’uomo abbiano influenzano profondamente la psicologia americana, e in particolare gli autori del Movimento del Potenziale Umano.

Al tempo stesso, dopo aver passato alcuni anni a studiare e a praticare in alcune “scuole gurdjieffiane”, mi sono allontanato da molte delle idee originarie presenti in questo tipo di lavoro.

Ho compreso che l’attuale periodo storico richiede strumenti ancora diversi per lavorare su di sé. Se Gurdjieff definiva la sua Quarta Via come “la via del furbo” o “la via dell’uomo scaltro”, dal mio punto di vista il sentiero da lui proposto è ancora troppo lento per gli esponenti delle giovani generazioni.

Molti degli strumenti che le sue scuole hanno fornito, fondate su idee come quella del “maestro”, di “scuola”, di “super-sforzi”, ecc. andavano bene per l’uomo del Novecento, ma vanno meno bene per l’uomo di oggi.

In un mondo sempre più complesso e in costante cambiamento, abbiamo un disperato bisogno di individui in grado di incanalare le proprie più alte capacità, di accedere “alle più alte vette della natura umana” (Maslow, 1971) e di servirsi delle proprie risorse interiori per generare un cambiamento.

È necessario che le persone – e soprattutto i ragazzi della mia generazione, che andranno incontro ad un futuro fatto di “iper-complessità” – possano sapere come, praticamente, scoprire il proprio talento, allinearsi alla propria passione e missione esistenziale, dichiarare un nuovo reame di possibilità, comunicare con il mondo in modo da poter esprimere la propria nota unica e fare la differenza nella vita degli altri.

Abbiamo bisogno di più persone appassionate e affamate, disposte a lavorare sodo per allinearsi al mito della propria vita, alla propria Chiamata all’Avventura, come amava chiamarla Joseph Campbell.

Questo è uno dei motivi per cui, negli ultimi anni, ho impegnato tutto me stesso nel tentativo di dare nuova forma e nuova voce a quelle straordinarie idee che in parte espressero i grandi ricercatori della Quarta Via.

Per farlo, ho cominciato ad integrare questo lavoro con altri due grandi orientamenti in cui mi sono formato e da cui ho tratto enorme beneficio: la Programmazione Neuro-Linguistica (PNL) di Terza Generazione e la Psicosintesi.

Le innovazioni sono tante, ma il pilastro dell’intero lavoro di trasformazione personale resta quello delle decisioni.

Uno dei principi alla base del mio modello è che il viaggio di trasformazione e di evoluzione della coscienza… non è affatto un viaggio di contemplazione.

È, invece, un viaggio d’azione.

Se lavoriamo su noi stessi non è per raccontarci delle “storie più belle”, per vivere all’interno di illusioni più colorate.

Se lavoriamo su noi stessi, è per potare i sensi all’esterno e cominciare a lavorare concretamente nel mondo. A “sporcarci le mani”, per fare la differenza.

Esistono fin troppi approcci alla “crescita personale” che si focalizzano troppo sugli aspetti interiori, tralasciando ciò che effettivamente cambia nel mondo esterno quando anche solo un semplice passo del lavoro interiore è stato compiuto.

Ma la differenza si manifesta lì. Nel mondo esterno.

L’essenza della trasformazione personale sta consiste nella capacità di prendere decisioni nuove… e di far accadere nuove cose nel mondo. E questo è il motivo per cui ho dedicato 3 interi anni a scrivere un libro completo che parla di decisioni.

Ne parleremo ancora negli articoli successivi…

Compila il form per scaricare il materiale e restare aggiornato: 

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(E, se hai qualche domanda, puoi scrivermela in un commento)

Mauro Ventola

La Chiamata della tua vita

luglio 6, 2015

“I miti sono indizi per le potenzialità della vita umana” – Joseph Campbell

Sono appena pochi giorni che è stato lanciato Decidere dall’Esseree una serie di “sincronicità” mi hanno portato alla decisione di scrivere una serie di articoli per approfondire alcuni aspetti di questo testo. Questi eventi includono l’inaspettato apprezzamento che sta avendo questo lavoro.

Negli ultimi giorni decine di persone mi hanno scritto per i motivi più diversi. Non è difficile notare che si tratta di persone apparentemente diverse, ma che tutte queste straordinarie persone sono accomunate dalla volontà di andare oltre l’ovvio.

Nei miei corsi dico spesso che l’ovvio elusivo, cioè quello che è così vicino da essere invisibile, ci controlla e ci determina. Per portare alla luce certe cose, estraendole dall’ “invisibile”, occorrono nuove distinzioni. Questo perché nuove distinzioni aprono nuovi reami di possibilità.

Voglio cominciare così questo primo articolo sul mio libro Decidere dall’Essere, spiegandoti il reame di possibilità che vuole aprire questo libro.

L’intento di questo lavoro è aiutarti a prendere decisioni che possono fare la differenza nella tua vita e in quella del sistema più ampio di cui fai parte.

Ma se questo è l’intento manifesto, esplicito, lascia che ti dica che dietro questo lavoro ne esiste anche un altro… più profondo.

Il libro vuole aiutare un gruppo particolare di persone (non tutte, ma specificamente coloro che un noto sociologo ha chiamato “i creativi culturali”) ad allinearsi alla Chiamata della propria vita. 

Joseph Campbell, probabilmente il più grande esperto di mitologia comparata di tutti i tempi – ed uno degli autori fondamentali nel mio lavoro – scoprì che ogni individuo possiede una Chiamata a cui rispondere, un Compito o una Missione esistenziale che è unica, isomorfica, soggettiva per lui.

Quando la Chiamata arriva, l’individuo può rispondere “sì” e può rispondere “no”. Ma la sua scelta ha due enormi conseguenze; volendo semplificare, una individuale e una collettiva. In relazione a te stesso, Joseph Campbell afferma che:

Ogni Chiamata rifiutata si ripresenterà nella tua vita come crisi.

In relazione al sistema più ampio di cui siamo parte, la conseguenza è che priviamo il mondo del nostro particolare “dono”. C’è un verso bellissimo di Martha Graham, che cito spesso, che esprime questa profonda verità:

«Vi è una vitalità, una forza vitale, una favilla che attraverso di noi si traduce in azione, e poiché ciascuno di noi è unico nel tempo, questa espressione a sua volta è unica. Se la blocchiamo non esisterà mai attraverso altri mezzi, e sarà perduta. Il mondo ne verrà privato. Non sta a noi determinarne la qualità, né confrontarla con altre espressioni: il nostro compito è quello di mantenere il canale aperto».

Ecco, Decidere dall’Essere ti aiuta, sottilmente, ad “aprire il canale”.

Carl Gustav Jung, il grande psicologo, a metà della sua vita chiese a se stesso: “Qual è il mito che mi sta guidando? Qual è il mito che ha sempre guidato la mia vita?”. Jung aveva compreso che allinearsi alla propria Chiamata è la differenza che fa la differenza tra una vita significativa e una sprecata.

Aprire il canale vuol dire entrare nel dominio dello sconosciuto, che è in effetti il dominio in cui si muovono gli eroi.

Quest’anno, all’Istituto Italiano di Psicosintesi, in diverse città, ho parlato molto della Chiamata e di cosa vuol dire essere un eroe. Un paio di mesi fa, al Centro di Psicosintesi di Avellino, ho condiviso con i partecipanti questa idea. Il primo passo per diventare un Eroe, è comprendere l’essenza dell’eroismo. 

La maggior parte delle persone gioca al gioco della “normalità”, dell’essere una persona “normale”, perché definisce l’eroe come una persona straordinaria.

Se l’eroe è un individuo straordinario, in questa definizione (e “rappresentazione cognitiva”) non c’è posto per il nostro piccolo-grande contributo, per la differenza che possiamo fare nella vita degli altri. Se vuoi essere un eroe, ti propongo quindi una nuova definizione da tener presente. Questo è, per me, essere un Eroe:   

Un eroe è una persona ordinaria impegnata in qualcosa di più grande di sè

All’interno di questa nuova definizione di Eroe, l’eroismo diventa accessibile anche per te. Tutto ciò che devi fare, è trovare questo impegno.

Questo impegno in qualcosa che trascende la tua personale pelle, che ti fa battere il cuore.

Il mio è: “Onorare e supportare l’Essenza che esiste in ogni persona, e aiutarla a esprimere la sua Chiamata nel mondo, per creare Eroi, e salvare i bambini del futuro”

La vera soddisfazione e la vera passione del vivere, emergono solo quando la tua vita è rivolta ad un impegno in qual­cosa di più grande di te.

Quando riesci a trovare questa cosa, i piccoli problemi quotidiani, le piccole abitudini meccaniche su cui adesso porti l’attenzione, cominciano ad andare via.

L’altra cosa interessante è che muoverti lungo questa direzione attrae e influenza – sottilmente e in positivo – anche coloro che ti sono attorno. Allinearsi al “mito della propria vita” conduce anche altre persone a fare lo stesso, e a cooperare in una rete comune che Gregory Bateson chiamava “La Mente di Campo”. 

Le persone “dalla volontà buona” che cooperano verso un’intento comune, profondo e in relazione a qualcosa che più grande di loro, vengono influenzate l’una con l’altra. Quello che Gurdjieff chiamava “il centro emozionale superiore” (e che molte tradizioni antiche chiamano il Cuore) si apre, e cominciano ad essere disponibili nuove azioni.

Proprio oggi ho scoperto che questa mia idea di “eroismo”, che nelle ultime settimane ho avuto il privilegio di condividere con diverse persone, ha avuto un impatto maggiore di quello che potevo sperare e immaginare.

Il mio amico Pietro Festa ha condiviso questa idea con un giornalista, e nell’intervista, che puoi guardare a questo link (http://www.diariopartenopeo.it/alla-scoperta-di-pietro-festa-il-musicista-che-suona-la-sega/), si parla di questo nel contesto musicale.

E oggi  il mio amico Joseph, straordinario artista e madonnaro, mi ha inviato un messaggio:

An Hero

Hero2

 

Voglio concludere questo articolo con un’osservazione molto importante. Quando cominci a portare l’attenzione sull’idea della Chiamata, e ad agire e a decidere in relazione a qualcosa che è più grande di te, cominci a giocare a un nuovo gioco. 

Alle domande “È tutto qui?”,  “Sono abba­stanza?” e “Come faccio ad assicurarmi di essere accettato?” si sostitui­sce una nuova, immensa domanda: “Come posso contribuire? Cosa ho fatto oggi per contri­buire?” 

Ti invito a riflettere con attenzione al gioco al quale vuoi giocare… perché farà la differenza nella tua vita e in quella degli altri – anche di coloro di cui non verrai mai a conoscenza…

Questa è la più importante delle tue decisioni.

 

PS: se vuoi rimanere aggiornato per gli articoli successivi, e per scaricare il Report sulle decisioni, compila questo form:

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