Impara a prendere decisioni eccellenti nella tua vita personale e professionale
Show MenuHide Menu

Essere nel mondo ma non del mondo

luglio 16, 2015

“Una percentuale considerevole della gente che incontriamo per la strada è vuota dentro, cioè, in realtà è già morta. È una fortuna per noi che non lo vediamo e non lo sappiamo. Se sapessimo quante di queste persone sono in realtà morte e quante di queste persone morte governano le nostre vite, impazziremmo dall’orrore.”

 George I. Gurdjieff

In questi giorni mi trovo a Bologna, e ho avuto modo di riflettere in modo più approfondito sui temi principali di cui parlo nel libro.

Se hai letto Decidere dall’Essere, saprai che uno dei pensatori che maggiormente ha influenzato la mia vita e la mia evoluzione personale è stato il mistico e filosofo armeno George Ivanovich Gurdjieff. Della vita di questo signore armeno, giunto in Occidente agli inizi del Novecento, non abbiamo molte notizie certe.

Sappiamo che nei primi anni del Novecento giunse in Russia portando con sé un grande messaggio per l’uomo occidentale. Questo messaggio influenzò alcune delle più grandi correnti della psicologia del Novecento, e per molti pensatori fu sconvolgente ascoltarlo.

Di che messaggio si tratta?

Secondo Gurdjieff, l’uomo ordinario non è affatto cosciente come pensa di essere. In realtà, vive come un sonnambulo, come una vera e propria “macchina” priva di una reale volontà e innescata da una serie di stimoli esterni.

“Essere coscienti”, “essere vivi”, “essere presenti” non è affatto una condizione di fatto, ma una possibilità. Ed è una possibilità che emerge solo per quei pochi (il “cerchio interno” dell’umanità) in grado di guardare con onestà alla propria realtà interiore, e cominciare a dissolvere una serie di illusioni.

In particolare ci sono tre grandi illusioni nelle quali, secondo Gurdjieff, l’uomo ordinario cade costantemente. Possiamo riassumerle così:

  1. L’illusione di essere coscienti. In realtà, la maggior parte degli uomini vive “dormendo”, e una delle caratteristiche del nostro sonno è che non riusciamo mai a prendere decisioni consciamente. Nel sonno siamo costantemente influenzati da stimoli accidentali, che provengono dall’esterno e che innescano risposte interne quasi prevedibili – se ci siamo osservati con abbastanza attenzione. Nello stato di sonno, in altre parole, decidiamo “in reazione” e non “in relazione” a ciò che vogliamo.
  2. L’illusione di essere uno. In realtà l’uomo, nella sua condizione ordinaria di sonno, è un essere “molteplice”. Secondo Gurdjieff l’illusione di essere uno deriva dal fatto che abbiamo un solo nome, che generalmente non cambia, e dal fatto che siamo identificati ad una serie di abitudini meccaniche che l’educazione ha instillato in noi.
  3. L’illusione di avere una volontà. A causa del suo sonno e della sua molteplicità interiore, l’uomo ordinario non ha una vera e propria volontà cosciente. Le sue azioni sono caotiche e frammentarie. Non si ha un vero e proprio “senso di direzione”, ma si vive andando a tentoni, frammentandosi in diverse direzioni di vita.

Queste tre illusioni sono alla base della condizione in cui vive l’uomo ordinario, e sono ciò che Gurdjieff intende quando definisce l’uomo come “una macchina”.

Il suo sistema di evoluzione e trasformazione, che è stato chiamato dai suoi allievi “La Quarta Via”, voleva porsi proprio come una via per uscire da questa condizione di schiavitù interiore. Perché Quarta Via?  Per Gurdjieff nella storia dell’umanità erano rintracciabili tre vie principali di evoluzione ed espansione della coscienza:

  1. La via del fachiro: evolvere e trasformarsi lavorando sul corpo
  2. La via del monaco: evolvere e trasformarsi lavorando sulle emozioni
  3. La via dello yogi: evolvere e trasformarsi lavorando sull’intelletto e la mente

Queste tre vie, tuttavia, erano adatte a tempi più antichi e non potevano costituire una risposta reale per l’uomo occidentale. Il motivo è che, dal suo punto di vista, queste tre vie ordinarie portano con sé due ordini di problemi:

  1. Il primo problema è la parzialità. Si tratta di vie che tendono a sviluppare solo uno dei tre centri di cui è fatto l’uomo (mente, corpo, emozioni), e che quindi richiedono molto tempo.
  1. Il secondo è quello della impraticabilità. Per essere seguite, le prime tre vie richiedono alla persona che vuole seguirle di rinunciare alla sua vita ordinaria e di dedicarsi totalmente al percorso spirituale.

L’intento della “Quarta Via” era molto semplice: fornire all’uomo occidentale un percorso o una ‘mappa’ di evoluzione che fosse praticabile anche nella vita ordinaria.

È in questo senso che l’antico detto “essere nel mondo ma non del mondo” veniva ripreso da Gurdjieff e i suoi allievi.

Una mia profonda convinzione è che il messaggio di Gurdjieff sia stato importantissimo, anche se non ancora compreso del tutto – nella sua vera portata e profondità– dalla cultura attuale. In uno dei miei ultimi libri, PNL Generativa, ho cercato di mostrare come le idee di quest’uomo abbiano influenzano profondamente la psicologia americana, e in particolare gli autori del Movimento del Potenziale Umano.

Al tempo stesso, dopo aver passato alcuni anni a studiare e a praticare in alcune “scuole gurdjieffiane”, mi sono allontanato da molte delle idee originarie presenti in questo tipo di lavoro.

Ho compreso che l’attuale periodo storico richiede strumenti ancora diversi per lavorare su di sé. Se Gurdjieff definiva la sua Quarta Via come “la via del furbo” o “la via dell’uomo scaltro”, dal mio punto di vista il sentiero da lui proposto è ancora troppo lento per gli esponenti delle giovani generazioni.

Molti degli strumenti che le sue scuole hanno fornito, fondate su idee come quella del “maestro”, di “scuola”, di “super-sforzi”, ecc. andavano bene per l’uomo del Novecento, ma vanno meno bene per l’uomo di oggi.

In un mondo sempre più complesso e in costante cambiamento, abbiamo un disperato bisogno di individui in grado di incanalare le proprie più alte capacità, di accedere “alle più alte vette della natura umana” (Maslow, 1971) e di servirsi delle proprie risorse interiori per generare un cambiamento.

È necessario che le persone – e soprattutto i ragazzi della mia generazione, che andranno incontro ad un futuro fatto di “iper-complessità” – possano sapere come, praticamente, scoprire il proprio talento, allinearsi alla propria passione e missione esistenziale, dichiarare un nuovo reame di possibilità, comunicare con il mondo in modo da poter esprimere la propria nota unica e fare la differenza nella vita degli altri.

Abbiamo bisogno di più persone appassionate e affamate, disposte a lavorare sodo per allinearsi al mito della propria vita, alla propria Chiamata all’Avventura, come amava chiamarla Joseph Campbell.

Questo è uno dei motivi per cui, negli ultimi anni, ho impegnato tutto me stesso nel tentativo di dare nuova forma e nuova voce a quelle straordinarie idee che in parte espressero i grandi ricercatori della Quarta Via.

Per farlo, ho cominciato ad integrare questo lavoro con altri due grandi orientamenti in cui mi sono formato e da cui ho tratto enorme beneficio: la Programmazione Neuro-Linguistica (PNL) di Terza Generazione e la Psicosintesi.

Le innovazioni sono tante, ma il pilastro dell’intero lavoro di trasformazione personale resta quello delle decisioni.

Uno dei principi alla base del mio modello è che il viaggio di trasformazione e di evoluzione della coscienza… non è affatto un viaggio di contemplazione.

È, invece, un viaggio d’azione.

Se lavoriamo su noi stessi non è per raccontarci delle “storie più belle”, per vivere all’interno di illusioni più colorate.

Se lavoriamo su noi stessi, è per potare i sensi all’esterno e cominciare a lavorare concretamente nel mondo. A “sporcarci le mani”, per fare la differenza.

Esistono fin troppi approcci alla “crescita personale” che si focalizzano troppo sugli aspetti interiori, tralasciando ciò che effettivamente cambia nel mondo esterno quando anche solo un semplice passo del lavoro interiore è stato compiuto.

Ma la differenza si manifesta lì. Nel mondo esterno.

L’essenza della trasformazione personale sta consiste nella capacità di prendere decisioni nuove… e di far accadere nuove cose nel mondo. E questo è il motivo per cui ho dedicato 3 interi anni a scrivere un libro completo che parla di decisioni.

Ne parleremo ancora negli articoli successivi…

Compila il form per scaricare il materiale e restare aggiornato: 

reportfigo

(E, se hai qualche domanda, puoi scrivermela in un commento)

Mauro Ventola

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *